lunedì 10 ottobre 2016

Musei Vaticani: La sala della biga




   La sala fu progettata dall’architetto Giuseppe Camporese (1763-1822). I lavori, iniziati nel 1786, terminarono nel 1795 con la messa in opera della pavimentazione, nella quale sono visibili elementi dello stemma di Pio VI Braschi (le stelle e Boreas che soffia sui gigli). Con questa sala, che costituisce una sorta di tempietto a pianta centrale squisitamente rifinito, può dirsi definitivamente conclusa la costruzione del Museo Pio Clementino, nel quale sono raccolte le opere d'arte greco-romana acquisite dai pontefici nel corso dei secoli. 
   Le opere antiche, posizionate nelle nicchie, ma anche su basi e altari, si dispongono intorno alla monumentale biga marmorea che occupa il centro dell’ambiente. Questa splendida opera è composta da parti antiche e da integrazioni moderne, eseguite da Francesco Antonio Franzoni nel 1788. Lo scultore assemblò la cassa di una biga e parte di un cavallo antichi, realizzò per intero il cavallo di sinistra e diede vita ad una scultura che può considerarsi come un suo eclettico e originale capolavoro. Almeno dal 1516 la cassa si trovava nella chiesa di San Marco a Roma, dove, utilizzata come seggio episcopale. La vivace decorazione vegetale sull’esterno della cassa, nella quale compaiono spighe di grano e papaveri, presenta analogie con repertori figurativi della piena età augustea, si pensi alle decorazioni dell’Ara Pacis. All’interno, al centro, compare l’Agyieus, la colonnina rastremata che costituisce l’immagine aniconica di Apollo Agyieus, protettore delle strade. 
   Nella sala è conservato anche la copia di un “Discobolo”, l'originale in bronzo, datato 560-550 a.C., venne ritrovato nella Villa di Adriano a Tivoli.


martedì 20 settembre 2016

Stanze di Raffaello: La stanza di Costantino

Fondazione della Basilica di S.Pietro

La quarta e ultima Stanza dell'appartamento al secondo piano del Palazzo Apostolico venne commissionata a Raffaello da Leone X nel 1517, come ricorda Vasari nelle vite del Sanzio e di Giovan Francesco Penni. Il maestro però, negli ultimi frenetici anni di vita, fece in tempo solo a preparare i cartoni, morendo nel 1520. È la stanza più ampia dell’appartamento e fu utilizzata quindi in tutte le occasioni ufficiali della corte pontificia. Essa è situata nella parte medievale del palazzo apostolico, risalente all’epoca di Niccolò III (1277-1280), anteriore quindi a quella adiacente occupata dalle altre Stanze di Raffaello. 

Completano la decorazione della sala, oltre alle quattro storie principali dipinte su finti arazzi, figure di grandi pontefici fiancheggiate da figure allegoriche di Virtù.
Le storie dell’imperatore Costantino mirano a illustrare la disfatta del paganesimo e il trionfo ufficiale della religione cristiana, riprendendo il programma politico delle due stanze precedenti e chiudendone il ciclo.


Sono quattro gli affreschi principali:

Visione della croce

Descrive la premonizione che l’imperatore ebbe prima della battaglia contro Massenzio, secondo la quale avrebbe ottenuto la vittoria se avesse sostituito le aquile imperiali sulle insegne dei soldati con la croce. Da notare la veduta di Roma (a destra sullo sfondo) con la ricostruzione dei monumenti antichi.

Battaglia di Costantino contro Massenzio

Si svolse nel 312 d.C. e segnò la sconfitta di Massenzio (che sta per annegare nel fiume Tevere) e la vittoria del cristianesimo sul mondo pagano. La scena è ambientata con esattezza topografica a nord di Roma con il Monte Mario (sulla sinistra) ove si riconosce Villa Madama, costruita da Raffaello per il papa proprio in quegli anni. Il progetto iniziale di questo riquadro, così come del precedente, dovette essere certamente di Raffaello, ma l’esecuzione spetta al suo allievo Giulio Romano.

Battesimo di Costantino

L’imperatore si inginocchia a ricevere il sacramento dal papa Silvestro all’interno del Battistero del Laterano. Il papa ha i tratti di Clemente VII (1523-1534), durante il cui pontificato furono ripresi i lavori, interrotti dopo il breve intervallo di Adriano VI (1521-1523). L’affresco è attribuito a Giovan Francesco Penni.

Donazione di Roma

L’imperatore Costantino è di nuovo inginocchiato davanti a papa Silvestro nella Donazione di Roma (simbolizzata dalla statuetta dorata che viene offerta). Su questo episodio (rivelatosi leggendario) si era basata la fondazione dello stato della chiesa e la giustificazione del potere temporale dei papi. Silvestro ha ancora i tratti di Clemente VII e l’episodio documenta l’interno, poi distrutto, della vecchia basilica paleocristiana di S. Pietro.

lunedì 12 settembre 2016

Stanze di Raffaello: la Stanza dell'Incendio di Borgo

Raffaello, Incendio di Borgo dett.

Perugino, volta della Stanza dell'Incendio di Borgo
La Stanza dell'Incendio di Borgo è uno degli ambienti delle Stanze di Raffaello nei Musei Vaticani. Fu il terzo a essere decorato da Raffaello Sanzio e aiuti. Inoltre, è l’ultima stanza in cui lavorò personalmente l’artista e prese il nome da una delle storie parietali.

La decorazione pittorica di questa sala appartiene a due distinte fasi esecutive: la volta fu commissionata da Giulio II a Pietro Vannucci, detto il Perugino, nel 1508, mentre le pareti furono affrescate da Raffaello con i suoi allievi per papa Leone X tra il 1514 e il 1517. Nei monocromi dello zoccolo sono rappresentate sei figure sedute di imperatori e sovrani protettori della Chiesa.
Perugino, volta della Stanza dell'Incendio di Borgo
In questa sala si riunì al tempo di Giulio II il più alto tribunale della Santa Sede, la Segnatura Gratiae et Iustitiae, presieduto dal pontefice: questa funzione si esprime nel programma iconografico della volta. Nei quattro tondi il Perugino raffigurò infatti la Santissima Trinità (sopra la porta d’entrata dalla Torre Borgia) e, in senso orario, il Creatore in trono tra angeli e cherubini, Cristo come Sol Iustitiae e Cristo tentato dal demonio, Cristo tra la Misericordia e la Giustizia. Sotto Leone X la stanza era destinata a sala da pranzo poich´w nel vano adiacente erano situate le cucine.

Quattro gli affreschi alle pareti:
In tutti gli episodi storici degli affreschi il papa assume i tratti del pontefice regnante, Leone X.


Secondo il Liber Pontificalis l’Incendio di Borgo, che dà il nome all’ambiente, divampò nell’anno 847 nel quartiere antistante la basilica di S. Pietro: Leone IV, impartendo la benedizione solenne dalla loggia delle benedizioni, estinse miracolosamente il fuoco, salvando così la chiesa e il popolo.


L’ Incoronazione di Carlo Magno avvenuta in S. Pietro nella notte di Natale dell’800, costituisce la fondazione del Sacro Romano Impero. Molto probabilmente l’affresco allude al concordato stipulato tra la Santa Sede e il regno di Francia nel 1515, dal momento che Leone III ha i tratti di Leone X e Carlo Magno quelli di Francesco I.


Il Giuramento di Leone III raffigura un episodio avvenuto il giorno prima dell’incoronazione di Carlo Magno, allorché il papa rispose alle calunnie dei nipoti del predecessore Adriano I col riaffermare il principio che il vicario di Cristo è responsabile dei suoi atti solo davanti a Dio.


Nella Battaglia di Ostia, che nell’849 vide contrapporsi le truppe di Leone IV alle orde dei Saraceni, si celebra la vittoria delle armate papali e si allude altresì alla crociata contro gli infedeli incoraggiata da papa Leone X.

sabato 10 settembre 2016

Stanze di Raffaello: la Stanza di Eliodoro

Volta della Stanza di Eliodoro


Messa di Bolsena dett.
La Stanza di Eliodoro è la seconda in cui intervenne Raffaello, la decorazione ebbe luogo tra la seconda metà del 1511 e il 1514, e si impone per il pregio delle pitture, lo splendido colorismo, i grandiosi, insuperati effetti luministici e i vividi ritratti.
Nelle grottesche e nelle arcate della volta si conservano alcune parti attribuibili a Luca Signorelli, Bramantino, Lorenzo Lotto e Cesare da Sesto: esse fanno parte della prima decorazione commissionata da Giulio II all’inizio del pontificato, interrotta e sostituita poi da quella attuale per l’enorme ammirazione suscitata nel pontefice dai primi affreschi di Raffaello nella contigua Stanza della Segnatura.
Gli episodi dei grandi affeschi sulle pareti illustrano la miracolosa protezione accordata da Dio alla Chiesa e al suo popolo in diversi momenti storici, dall’Antico Testamento al tempo degli apostoli, all’epoca paleocristiana e medioevale. Essi furono scelti anche per esprimere il programma politico di Giulio II, mirante a liberare l’Italia, occupata in quel momento dai Francesi, per restituire al papato il potere temporale minacciato.
La Stanza di Eliodoro si trova tra la Sala di Costantino e la Stanza della Segnatura, affacciata sul cortile del Pappagallo nel Palazzo Apostolico. Il nome deriva da uno degli affreschi delle pareti. Quattro gli affreschi alle pareti:


         Cacciata di Eliodoro dal tempio:

    Illustra l’episodio biblico (2 Mac, 3, 21-28) di Eliodoro, inviato dal re di Siria Seleuco, per impossessarsi del tesoro conservato nel Tempio di Gerusalemme. Su preghiera del gran sacerdote Onia, Dio invia un cavaliere con due giovani che percuotono e cacciano Eliodoro. Il pontefice committente si fa rappresentare come testimone e assiste alla scena (in primo piano a sinistra) seduto sulla sedia gestatoria, portata a spalle dai sediari.

    Messa di Bolsena:

    Rappresenta un episodio avvenuto nel 1263 a Bolsena, nei pressi di Orvieto, ove, durante la messa celebrata da un prete boemo, al momento della consacrazione stillò dall’ostia il sangue di Cristo, macchiando il corporale e fugando così i dubbi del celebrante sulla transustanziazione (vale a dire nel cambiamento della sostanza del pane e del vino in quella del corpo e del sangue di Cristo nell’Eucarestia). Il miracolo diede origine alla festa del Corpus Domini e alla costruzione del Duomo di Orvieto.

    Liberazione di san Pietro:

    Mostra il principe degli apostoli e primo papa, tratto miracolosamente in salvo dal carcere da un angelo mentre le guardie giacciono addormentate (cfr. At 12, 5-12) . Nella scena si fa riferimento a Giulio II, che prima di essere eletto pontefice era stato cardinale titolare di S. Pietro in Vincoli.

    Incontro di Leone Magno con Attila:

    Secondo la leggenda, la miracolosa apparizione di S. Pietro e di S. Paolo armati di spada durante l’incontro tra Papa Leone Magno e Attila (452 d.C.) fece desistere il re degli Unni dal desiderio di invadere l’Italia e marciare su Roma. Raffaello ambienta l’episodio alle porte di Roma, identificata dal Colosseo, da un acquedotto, un obelisco e altri edifici, anche se in realtà il fatto storico avvenne nell’ Italia del nord, nei pressi di Mantova. E' l’ultimo affresco eseguito in questa sala e fu terminato dopo la morte di Giulio II, durante il pontificato del suo successore. Leone X compare infatti due volte nella stessa scena, ritratto come papa (Leone Magno) e come cardinale.


domenica 4 settembre 2016

Stanze di Raffaello: la Stanza della Segnatura

Volta della Stanza della Segnatura, Giudizio di Salomone


Volta della Stanza della Segnatura, Poesia
La Stanza della Segnatura contiene i più famosi affreschi di Raffaello: essi costituiscono l’esordio dell'artista in Vaticano e segnano l’inizio del pieno Rinascimento. L’ambiente prende il nome dal più alto tribunale della Santa Sede, la Segnatura Gratiae et Iustitiae, al quale presiedeva il pontefice e che usava riunirsi in questa sala intorno alla metà del XVI secolo.
Originariamente la stanza fu adibita da Giulio II a biblioteca e studio privato: il programma iconografico degli affreschi, eseguiti tra il 1508 e il 1511, si lega a questa funzione.
Il tema iconografico è quello dell'ordinamento ideale della cultura umanistica, divisa in teologia, filosofia, poesia e giurisprudenza, che erano anche le quattro facoltà delle università medievali, a ciascuna delle quali è dedicata una parete in corrispondenza della personificazione femminile ritratta nel medaglione della volta. Inoltre vi si può leggere un'esaltazione delle categorie neoplatoniche del Vero, del Bene e del Bello.
Questi gli affreschi alle pareti:
Disputa del Sacramento (Teologia):

Ai lati della SS. Trinità (con Dio Padre, il Cristo tra la Vergine e S. Giovanni Battista e lo Spirito Santo disposti in asse al centro) si dispone la Chiesa Trionfante, con patriarchi e profeti dell’Antico Testamento alternati ad apostoli e martiri, seduti in emiciclo sulle nubi. Sulla terra, ai lati dell’altare su cui domina il SS. Sacramento in cui è presente il Cristo, si dispone la Chiesa Militante. Sui troni di marmo più vicini all’altare siedono quattro Padri della Chiesa latina: S. Gregorio Magno (con i tratti di Giulio II), S. Girolamo, S. Ambrogio e S. Agostino. Alcune altre figure hanno la fisionomia di personaggi storici: si riconoscono i ritratti di Sisto IV (zio del committente) nel pontefice più a destra, di Dante Alighieri alle sue spalle, del Beato Angelico nel frate all’estremità sinistra.

Scuola di Atene (Filosofia):

Alla Filosofia corrisponde l'opera forse più famosa di Raffaello, la Scuola di Atene. Entro una grandiosa architettura rinascimentale, che si ispira al progetto di Bramante per il rinnovamento della basilica paleocristiana di S. Pietro, si muovono i più celebri filosofi dell’antichità, alcuni dei quali sono facilmente riconoscibili: al centro Platone, che punta con un dito verso l'alto e tiene in mano il suo libro Timaeus, fiancheggiato da Aristotele con l'Etica; sulla sinistra dell’osservatore compare Socrate, vestito di verde, impegnato a discutere con Alcibiade; Pitagora è invece raffigurato in primo piano mentre spiega sul libro il diatesseron; sdraiato sulle scale con la scodella è Diogene, mentre sulla destra sono visibili Euclide, che insegna geometria agli allievi, Zoroastro con il globo celeste, Tolomeo con quello terrestre, e infine, all'estrema destra, nel personaggio con il berretto nero è l'autoritratto di Raffaello.

Parnaso (Poesia):

Apollo, seduto al centro, suona la lira da braccio, circondato dalle Muse, protettrici delle arti, e dai poeti antichi e moderni, tra cui si riconoscono facilmente Omero (cieco), Virgilio e Dante alle sue spalle.

Virtù e la Legge, con Gregorio IX approva le Decretali (legge canonica) e Triboniano consegna le Pandette a Giustiniano (legge civile):


Sono raffigurate la Consegna delle Pandette all’imperatore Giustiniano (a sinistra) e la Consegna delle Decretali a papa Gregorio IX. Il pontefice ha i tratti del committente, Giulio II, mentre i cardinali che gli stanno accanto sono Giovanni de’ Medici e Alessandro Farnese, futuri papi Leone X e Paolo III.


Per approffondire c'è questa bellissima intervista ad Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani:


venerdì 2 settembre 2016

Musei Vaticani: Le stanze di Raffaello

Battaglia di Ostia


Giudizio di Salomone
Le Stanze di Raffaello sono quattro e hanno convenzionalmente i seguenti nomi: Stanza della Segnatura, Stanza di Eliodoro, Stanza dell’Incendio di Borgo e Stanza di Costantino. Gli ambienti costituivano parte dell'appartamento situato al secondo piano del Palazzo Pontificio scelto da Giulio II della Rovere (pontefice dal 1503 al 1513) come propria residenza e utilizzato anche dai suoi successori. La decorazione delle Stanze Vaticane, oggi note anche come Stanze di Raffaello, ha impegnato l’artista dal 1508 fino alla sua morte, avvenuta nel 1520. L’occasione di questa commissione nacque dal desiderio di papa Giulio II di abitare altri ambienti dei palazzi vaticani, non volendo usare l’appartamento già utilizzato da papa Alessandro VI, papa Borgia, che egli detestava. 
Messa di Bolsena dett.
Secondo quanto testimonia Vasari questi ambienti presentavano già decorazioni quattrocentesche importanti, con alcune pareti affrescate da Piero della Francesca, Benedetto Bonfigli, Andrea del Castagno, Luca Signorelli e Bartolomeo della Gatta.
In un primo tempo la ridecorazione degli ambienti venne affidata a un gruppo di artisti tra cui Pietro Perugino, il Sodoma, Baldassarre Peruzzi, il Bramantino e Lorenzo Lotto, oltre al tedesco Johannes Ruysch, specialista nelle grottesche. Perugino ad esempio lavorò alla volta della Stanza dell'Incendio nel 1508, ma il suo lavoro non piacque al papa che lo liquidò velocemente. 
Fu probabilmente Bramante, architetto pontificio incaricato di ricostruire la Basilica vaticana, a suggerire al pontefice il suo conterraneo Raffaello Sanzio, a quell'epoca di stanza tra Firenze, l'Umbria e le Marche, reduce da un clamoroso successo con la Pala Baglioni a Perugia.
Raffaello Sanzio, autoritratto
Il pontefice, soddisfatto dei primi saggi del pittore, gli affidò presto la decorazione dell'intera impresa, senza esitare a distruggere tutto il lavoro dei suoi predecessori, come testimoniò anche Vasari, salvando solo l'ambiente della Niccolina.
Alla morte di Giulio II, l'incarico venne confermato da Leone X (pontefice dal 1513 al 1521). Quindi il Sanzio, coadiuvato da un cospicuo numero di aiutanti, lavorò all'impresa, stanza dopo stanza, fino alla morte nel 1520, mentre i suoi seguaci completarono la decorazione su suo disegno fino al 1524.
Le Stanze vennero usate dai vari papi con poche alterazioni fino a Gregorio XIII (pontefice dal 1572 al 1585).
La disputa



martedì 30 agosto 2016

Pinturicchio, il piccolo grande pittore



Pinturicchio, autoritratto
Bernardino di Betto Betti, meglio conosciuto come Pinturicchio (altri lo chiamano Pintoricchio ma sono validi entrambi i nomi, derivati da “piccolo pintor” per via della minuta statura del personaggio), nacque a Perugia intorno al 1452. Allo stesso artista piacque tale appellativo, tanto che lo impiegò anche per firmare alcune sue opere.
Benardino inizia il suo percorso formativo avanti con gli anni, infatti, si iscrive all'Arte dei Pittori nel 1481. Della sua vita privata non si sa molto. È figlio di Biagio detto Betti e le origini della sua famiglia sono abbastanza modeste, tanto che forse Bernardino inizia a lavorare nella cerchia di Bartolomeo Caporali, come minatore. Dai suoi testamenti, si scopre che nel 1509 sposa Grania, con la quale però convive già dal 1495. Il Pinturicchio ha diversi figli, non tutti da sua moglie, perché ama le donne e le avventure extraconiugali, e la più grande si chiama Clelia.

Negli anni della sua formazione lascia Perugia, per andare a Roma e qui ottiene i primi incarichi davvero importanti: prende parte alla squadra incaricata di affrescare la Cappella Sistina in Vaticano (l’imponente lavoro vede al suo fianco artisti quali il Perugino, Luca Signorelli, Sandro Botticelli, Domenico Bigordi, detto il Ghirlandaio e Cosimo Roselli).
Bernardino Pinturicchio spicca come uno degli artefici della grande stagione rinascimentale di riscoperta della classicità: in effetti sarà tra coloro che si avventureranno nel sottosuolo romano, copiando gli affreschi della Domus Aurea, dando inizio al gusto del revival archeologico e contribuendo alla diffusione delle grottesche. 
Tra il 1492 e il 1494 dipinse l'appartamento di Alessandro VI Borgia in Vaticano, utilizzando ornamentazioni a motivi fantastici, le cosiddette grottesche, cosa che gli valse il biasimo di Giorgio Vasari nelle “Vite”: “…Usò molto Bernardino di fare alle sue pitture ornamenti di rilievi messi d’oro, per soddisfare alle persone che poco di quell’arte intendevano, acciò avessono maggior lustro e veduta, il che è cosa goffissima nella pittura…”.
Pinturicchio e Raffaello
Rientra a Perugia nel 1495 e inizia una serie di opere davvero importanti, come il Polittico di S. Maria de' Fossi (ora nella Pinacoteca di Perugia) e l'affresco di una cappella della collegiata di S. Maria Maggiore a Spello. Il cardinale Francesco Todeschini Piccolomini, eletto Papa Pio III, lo richiama a Siena per dipingere le dieci Storie della vita di Pio II nella biblioteca del duomo. La sua attività senese è davvero vivacissima, perché in contemporanea cura gli affreschi nella cappella di S. Giovanni Battista nel duomo di Siena, le storie della libreria Piccolomini e partecipa alla decorazione di una sala nel palazzo di Pandolfo Petrucci.

Giulio II lo richiama a Roma e gli commissiona la decorazione del soffitto del presbiterio di S. Maria del Popolo. È qui che dipinge l'Incoronazione di Maria, gli Evangelisti, Sibille, Padri della Chiesa. È questo uno dei suoi ultimi lavori. Bernardino di Betto Betti muore l'11 dicembre 1513 a Siena ed è sepolto nella parrocchia dei SS. Vincenzo e Anastasio.

Pinturicchio, il piccolo pittore - Video



Bernardino di Betto Betti, meglio conosciuto come Pinturicchio (altri lo chiamano Pintoricchio ma sono validi entrambi i nomi, derivati da “piccolo pintor” per via della minuta statura del personaggio), nacque a Perugia intorno al 1452. Allo stesso artista piacque tale appellativo, tanto che lo impiegò anche per firmare alcune sue opere. Insieme a Pietro Perugino ed al giovanissimo Raffaello Sanzio egli fu uno dei massimi esponenti della scuola umbra del tardo Quattrocento.
Qui un video con alcune delle sue opere.

Vaticano - l'appartamento Borgia

Papa Alessandro VI, al secolo Rodrigo Borgia


Nel corpo quattrocentesco dei Palazzi Vaticani edificato sotto Niccolò V (1447-1455), papa Alessandro VI (1492-1503), al secolo Rodrigo Borgia, fece rinnovare e abbellire sei grandi stanze, create come residenza privata e della sua famiglia, dette anche "stanze segrete", aggiungendo anche una torre, che in seguito fu ribassata e trasformata.

La decorazione delle pareti venne affidata a Pinturicchio, che la portò a compimento in tempi rapidissimi, grazie ad un articolata ed efficiente equipe di aiuti. I lavori iniziarono intorno agli ultimi mesi del 1492 e furono portati a compimento nel 1494. Si trattò dell’incarico più impegnativo di tutta la carriera artistica del pittore, un progetto monumentale che poteva essere sminuito soltanto di fronte al ciclo della Cappella Sistina. Alla morte del pontefice, gli appartamenti furono abbandonati. Soltanto alla fine dell’Ottocento vennero riaperti al pubblico.
Lucrezia Borgia
Negli ambienti, oggi all’interno dei Musei Vaticani, ovunque risplendono stucchi, affreschi e l’immancabile toro dello stemma papale. Attualmente gran parte delle stanze sono destinate all’esposizione della Collezione d’Arte Religiosa Moderna, inaugurata da Paolo VI nel 1973. La Collezione comprende circa seicento opere di pittura, scultura e grafica, frutto di donazioni di artisti contemporanei italiani e stranieri: vi si trovano anche opere di Gauguin, Chagall, Klee e Kandinskij.
Pinturicchio dovette integrare – come gli si chiedeva, forse dettato dagli stessi intellettuali presso la corte papale – la strutturazione iconografica della dottrina cristiana con spunti di gusto archeologico in voga a quei tempi nella capitale. Il fine dell’intero ciclo è quello di delineare la storia della salvezza dell’Umanità attraverso la fede. Annio da Viterbo guidò teologicamente la mano dell’artista ispirandosi anche ai testi di Ovidio e Bocaccio.
Ritratto di Pinturicchio e Raffaello
I lavori interessarono cinque stanze concatenate, due all'interno della torre Borgia e le altre due esattamente al disotto dei primi tre ambienti dell'appartamento di Giulio II. La sequenza degli ambienti, a partire dalla sala delle Sibille, per procedere nella sala dei Profeti, delle Arti Liberali, dei Santi e dei Misteri, costituiva, secondo Saxl (storico dell'arte austriaco, 1890-1948), una sorta di percorso simbolico dal privato, identificato nelle prime due camere, poste nella torre, come turris guardarobae o camerae custodiae bonorum, verso il pubblico.

L'appartamento Borja è il più antico appartamento pontificio ancora esistente. 

Le stanze Borgia nel Vaticano